E' il risultato di una ricerca condotta dalla rivista australiana dei consumatori Choice, sull'uso e sul marketing di popolari analgesici come paracetamolo, aspirina e ibuprofene. Anche se tali farmaci sono generalmente sicuri e danno sollievo temporaneo, secondo la ricerca i medici osservano con crescente frequenza effetti avversi di un loro uso eccessivo, in particolare mali di testa causati, paradossalmente, dagli stessi farmaci assunti per trattarli. L'uso regolare infatti può alterare l'elaborazione dei segnali nel cervello, rendere la persona più sensibile al dolore e influire sulla maniera naturale in cui il cervello risponde al dolore stesso. Per reazione, la persona continua ad assumere analgesici e il ciclo continua. Dopo un pò si assuefà alla presenza di un certo livello di farmaco e smettere causa disturbi da astinenza, scrive Choice. L'effetto varia secondo gli individui e il tipo di farmaco, ma possono bastare 10 o 15 dosi in un mese per causarlo. Lo studio inoltre contesta le asserzioni delle case farmaceutiche, che promuovono analgesici specifici per diverse parti del corpo, poichè le analisi condotte indicano che gli
ingredienti sono spesso identici. "Ciò significa che gli analgesici agiscono sistematicamente piuttosto che localmente. Il farmaco è assorbito nel flusso sanguigno ed accede alla maggior parte dei tessuti corporei. Non è quindi necessario svuotare il portafoglio per riempire l'armadietto delle medicine con diversi analgesici per ogni parte del corpo". Il rapporto di Choice suggerisce una serie di alternative naturali: in particolare il febbrifugo erboristico partenio, la vitamina B e i supplementi al magnesio, che hanno dimostrato di ridurre l'incidenza di emicranie.
Fonte: Ansa