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La cultura reggae cacciata dall'Italia
12/07/2010 - gab
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Il celebre Rototom, il più grande festival europeo della cultura reggae, quest'anno si trasferisce dal Friuli alle coste spagnole. Una scelta dettata dalla situazione politica italiana e dalla cultura dell'antiprobizionismo. Guerra alla mariuana o al pacifismo?

Il festival Rototom, custode della cultura reggae è stato costretto ad emigrare in Spagna. Si tratta di un esodo forzato della manifestazione che quest'anno si svolge dal 21 al 28 agosto a Benicassim. Dopo sedici edizioni in Friuli, che lo hanno reso il più grande raduno europeo dedicato alla musica e alla cultura reggae, si trasferisce Benicassim, località costiera della "comunidad valenciana", il luogo prescelto per vivere ancora dieci giorni di inconfondibile ritmo, chitarre sordinate, buone vibrazioni, dove coltivare la memoria di Bob Marley e celebrare i suoi successori. Che quest'anno rispondono ai nomi di Glen Washington, Queen Ifrika, Marcia Griffiths, gli italiani Africa Unite, Khaled e Alpha Blondy tra gli altri.

Da Benicassim, il direttore del festival Filippo Giunta descrive la scelta come dettata "dalla situazione politica in Italia, che chiude la porta agli stranieri e dove non si può esprimere la filosofia della tolleranza''. Un altro portavoce del Rototom, Fernando Roqueta, se la prende direttamente con Berlusconi. "Lui ne ha abbastanza di noi e noi di lui''.

"Con il pretesto dell'art 79 della legge Fini-Giovanardi rinforzato negli atti da pericolose affermazioni che criminalizzano la cultura reggae e il rastafarianesimo" si legge nel comunicato della manifestazione "vogliono cancellare il Rototom Sunsplash, uno dei più importanti festival di musica e cultura d'Europa, luogo di aggregazione dove da sempre si pratica la pace e l'interscambio culturale.
Si richia così di creare un pericoloso precedente che potrebbe andare a colpire non solo il movimento reggae ma anche tutti coloro che fanno attività culturale libera e aperta in Italia.

Diciamo no alla discriminazione religiosa, alla criminalizzazione della cultura reggae e del Rototom Sunsplash. Difendiamo il diritto di espressione, di coscienza e la libertà di pensiero. Affermiamo il nostro diritto ad esistere nella pace, la fratellanza e l'integrazione tra i popoli".

Al di là degli slogan, i problemi al Rototom li ha creati la magistratura. Nel 2009 il pm Giancarlo Buonocore della procura di Tolmezzo apre un fascicolo a carico di Giunta contestandogli la violazione dell'articolo 79 della legge Fini-Giovanardi del 2006 sulle droghe. Che recita: "Chi adibisce o consente che sia adibito un locale pubblico o un circolo privato di qualsiasi specie a luogo di convegno di persone che ivi si danno all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito, per questo solo fatto, con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 3.000 ad euro 10.000".

Di qui, la scelta dell'esilio. Il Rototom emigra verso luoghi meno ostili nei riguardi del reggae e della sua cultura. Che non è solo marijuana e antiproibizionismo, ma anche approfondimento della religione rastafari, antirazzismo, non violenza, armonia con l'ambiente.

Fonte: Repubblica



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