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La pianticella di granoturco
20/08/2010 - F.G.
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(1651 letture)

Un passo dal libro "Quando bevi il tè, stai bevendo nuvole", un percorso di consapevolezza e trasformazione attraverso i discorsi di Thich Nhat Hanh.



Quando bevi tè, stai bevendo nuvole
Autore: Thich Nhat Hanh
Terra Nuova Edizioni
pp. 224 - € 13.00
(prezzo per gli abbonati € 11.70)




[Thây riceve un regalo confezionato da uno dei gruppi dei bambini: quattro sassi decorati, per la meditazione dei sassolini.]
Anch’io ho un dono per ognuno di voi. Vi offro un chicco di granoturco: lo porterete a casa e lo pianterete in un vasetto, che poi metterete sul davanzale della finestra. Per favore ricordatevi di innaffiarlo, di mantenere umida la terra. Ogni giorno andrete a parlargli, gli direte: “So che ci sei, aspetto che tu cresca”. Potete usare una tazza: ci mettete un po’ di terra, le affidate il chicco di granoturco e innaffiate: di certo, nel giro di qualche giorno, il seme diventerà una piantina. Buona fortuna!

Se non cresce, andate in un negozio di granaglie o al consorzio agrario a cercare un altro seme di granoturco, per piantarlo di nuovo. Anche quel chicco proviene da Thây. Ricordatevi di parlare alla piantina di granoturco; potete dirle: “So che sei una piantina di granoturco, ma sei anche un chicco, un seme di granoturco. So che tu, piantina, sei la continuazione del seme di granoturco; anche se adesso non lo vedo, so che quel seme è dentro di te”.

Potete praticare così anche se avete trent’anni o quaranta o sessanta. Dovete proprio vedere nella pianticella il chicco di granoturco ancora vivo. È come il padre e la madre, che vivono ancora nei figli anche quando hanno settanta, ottant’anni.

Io parlo spesso a mio papà e a mia mamma che sono dentro di me; per esempio ogni volta che mi ammalo parlo a mio padre: “Papà, tu avevi cellule molto robuste, che si trovano ancora in me. So che sei dentro di me; per favore, aiutami!” Quando dico queste cose a mio padre lo sento rispondermi: “Sono qui, ti sto sostenendo, ti sto aiutando!”.

L’altro giorno, andando a dormire, ho praticato la consapevolezza del respiro e gli ho detto: “Papà, sai che sono felice? Sono libero, sono felice, e vorrei che tu lo sapessi”. Ho potuto sentire mio padre rispondermi con altrettanta gioia: “Sono contento che sei felice”. In questo modo continuo a comunicare con mio padre, con mia madre, con i miei antenati, e così non mi sento mai solo, mai separato da loro. Sento di portare con me tutti i miei antenati, sento che loro sono sempre con me, dovunque vada; so che vogliono sostenermi, quindi percepisco sempre il sostegno degli antenati, sia di quelli della famiglia di sangue sia degli antenati spirituali.
Quando offro un ritiro come questo mi sento dietro alle spalle mio papà che mi sostiene, che mi aiuta; e sento anche il Buddha darmi sostegno. Quando vedete la pianticella di granoturco che si manifesta dovreste osservare in profondità e vedere che in lei non c’è solo il chicco di granoturco ma anche le tante generazioni di piante di granoturco che l’hanno preceduta.

Osservando ancora più a fondo, nella pianticella di granoturco vedete questo Sangha, e anche Thây. Potete chiedere alla pianticella: “Cara pianticella di granoturco, lo sai che in te c’è il Sangha, c’è anche Thây? E non sono solo in te, ma anche in me, sai?”. Parlare alla piantina di granoturco in questo modo è una meditazione profondissima, molto bella, che ti darà grande felicità e ti farà venire voglia di condividere questa pratica con i compagni di scuola.

Nel mio sacchetto ci sono più di mille chicchi di granturco. Ora li verserò in diversi bicchieri che darò ai fratelli e alle sorelle. Si metteranno vicino alla porta; voi, uscendo uno per uno, vi inchinerete al fratello, prenderete un seme e ve lo metterete in tasca. Ricordate, io sono in quel chicco di granoturco. Fate attenzione a non perderlo, quando andrete a casa.

Ora quando sentirete la campana piccola potrete uscire a giocare; alla fine del discorso di Dharma tornerete qui in sala di meditazione, per celebrare tutti insieme la cerimonia di chiusura del ritiro.


Testo tratto da pagina 118 e seguenti del libro.

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