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Un nemico moderno
10/08/2010 - F.G.
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"Oggi la Costa Rica è vittima del “progresso” (o occidentalizzazione del Pianeta che è la stessa cosa)"... un passo tratto dal libro "Pura Vida e altri racconti raminghi".



PURA VIDA... e altri racconti raminghi
di Andrea Bizzocchi
Terra Nuova Edizioni
cod. EA057 - pp. 134 - € 11.00
(prezzo per gli abbonati alla rivista € 9.90)




La Costa Rica si trova però oggi a fronteggiare un nemico molto più pericoloso e subdolo, un nemico che si è insinuato silenziosamente nelle viscere di questa società e di cui è già facile osservare gli effetti negativi.

Oggi la Costa Rica è vittima del “progresso” (o occidentalizzazione del Pianeta che è la stessa cosa) e purtroppo anche della bellezza della sua Natura, della stabilità politica che la contraddistingue e della sua gente mite e pacifica: cioè quelle cose che hanno decretato il suo alto livello di gradimento presso tutti coloro – soprattutto statunitensi – che hanno deciso di fuggire dalla fretta, dalle tensioni e dalla competitività del nostro mondo, per trasferirvisi.

Quella costaricense è una società che non ha mai sofferto delle grosse sperequazioni che da sempre contraddistinguono i Paesi latinoamericani. È una società, con ovvie, naturali eccezioni, sostanzialmente giusta, che ha sempre vissuto di attività legate alla Terra e in cui la forbice tra ricchi e poveri è sempre stata minore che altrove. Ma che succede oggi? Succede che i ticos vendono quella terra che gli dà di che vivere, e con quei soldi acquistano qualcosa di cui non hanno alcuna necessità (difatti prima questa necessità non l’hanno mai sentita). È un processo già avviatosi e che nel giro di poco tempo porterà stress, insoddisfazione, competizione (tutte cose che fino a pochissimi anni fa, qua non sapevano neppure esistessero) e più in generale tutti quei mali di cui è succube la società occidentale. Siamo ancora a livelli minimi in confronto a noi, ma il dramma non sta nel livello già raggiunto quanto nella direzione imboccata.

È angosciante parlare con la gente, provare a spiegare e vedere che non capiscono. È triste vedere dove sarà tra pochi anni questa società che ancora gode di una qualità di vita – quella vera della serenità e della felicità e non quella fasulla dei numeri dell’economia – secondo me altissima. E la cosa disperante non è che non capiscono: si potrebbe sempre provare a spiegare diversamente. La cosa disperante è capire che non possono capire perché prima ci devono passare. Se oggi questo popolo ha tutto ciò che è necessario per vivere bene, e soprattutto ha tempo per vivere bene, tra poco, presi nel vortice di quello che noi definiamo sviluppo, di tempo non ne avrà più. Tra poco saranno anche loro tormentati da quella mancanza di tempo che è forse il più grande paradosso della modernità. Il “progresso” ci omaggia di macchine veloci, fax, telefonini, Internet e ogni altra diavoleria elettronica e tecnologica che dovrebbe regalarci più tempo, che al contrario pare non essere mai abbastanza. Ma se una società è ostaggio di un sistema economico che la costringe a correre sempre più forte, a spingere sempre più, a produrre sempre più, a non fermarsi mai, il fatto che non abbia tempo è tutto fuorché un paradosso: ne è anzi la più logica conseguenza.

Come facciamo ad avere tempo, se “il tempo è denaro” e il denaro è l’unico valore (si fa per dire, perché il denaro è tutto fuorché un valore) condiviso, l’unico parametro di riferimento nelle società moderne, avendo spazzato via tutti gli altri? Allora, bisogna scegliere: o il tempo o il denaro. È forse un caso che stress, nevrosi varie, depressione, siano esplosi come segno di disagio acutissimo solo dal secondo dopoguerra in poi, guarda caso contestualmente all’affermarsi di una modernità senza freni e di un’impennata del PIL a livello mondiale, e che investano oggi ogni classe sociale senza distinzione alcuna? E mi balza in mente Terzani: “C’è quasi da essere contenti che siamo in depressione. Significa che, magari solo inconsciamente, dentro di noi rimane un desiderio di umanità perduta”.

Per questo è importante prendersi del tempo per se stessi. Tempo per pensare, per guardare il cielo, per camminare in mezzo alla Natura e ascoltarne i suoni e gioire dei suoi colori. Tempo per guardare fuori, ma soprattutto, è questo il difficile, dentro di noi....


Testo tratto da pagina 27 e seguenti del libro

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