Parlando a Copenaghen nello scorso giugno, a margine della conferenza della Società Europea per la Riproduzione Umana e la Fertilità, il professor Ledger ha addossato la esponsabilità del crescente tasso di sterilità a fattori come l’obesità, l’età sempre più avanzata in cui le donne hanno figli, la diffusione di malattie a trasmissione sessuale ed il fumo.
La sterilità, secondo il professore, dovrebbe essere riconosciuta come una vera e propria malattia. La previsione di aumento così esponenziale del problema nei prossimi dieci anni si basa sul calcolo dei fattori di rischio proiettati sulle generazioni che nel 2015 saranno in età per avere figli. E qui l’intenzione è quella di occuparci dell’infertilità femminile, caso in cui sempre più facilmente si ricorre all’inseminazione artificiale dopo terapia ormonale che favorisce l’ovulazione. È proprio questo uno dei nodi da affrontare.
A fronte di un problema che investe in maniera così generalizzata lo stile di vita attuale, l’unica risposta risolutiva che la medicina convenzionale offre, e Ledger non si sottrae a questa regola, è quella della terapia ormonale e della fecondazione artificiale in vitro. Addirittura c’è chi sostiene che il servizio sanitario stesso dovrebbe garantire almeno un tentativo a tutte le coppie che lo richiedono. Un simile approccio però non punta assolutamente a proporre un percorso che tenti di rimuovere le cause della sterilità o che offra spunti per modificare gli stili di vita che sempre più, ormai è certo, hanno un ruolo nel problema. Anche in questo caso, come in molti altri, il limite della medicina convenzionale sta proprio nell’ostinazione a voler offrire soltanto mezzi meccanici e sintomatici per quella che quindi non diventa una vera risoluzione del problema, ma un semplice espediente estemporaneo. A cercare di comprendere e affrontare la questione da un punto di vista più completo, esaustivo e meno meccanicamente invasivo sono le cosiddette medicine complementari, che sempre più acquistano ruoli da protagonista.
Ciò significa che, se una donna lo decide, prima di affidarsi alla «tecnologia» dell’inseminazione, può tentare strade alternative, più «dolci», che, secondo la casistica clinica di molti medici che le praticano, possono offrire risultati in un numero molto ampio di casi.
La medicina bio-integrata
«Occorre affrontare il problema cercando di comprenderne le cause più sottili e mettendo in campo, in maniera integrata, tutti gli strumenti naturali in nostro possesso: agopuntura, omeopatia, omotossicologia, fitoterapia, fiori di Bach, kinesiologia, psicoterapia energetica». A spiegare qual è l’approccio della cosiddetta medicina bio-integrata è il dottor Franco Mastrodonato, direttore della scuola di perfezionamento postlaurea in medicina biointegrata dell’Università di Chieti.
«Naturalmente quando si ha di fronte un problema strutturale inerente l’apparato genitale, come ad esempio l’alterazione di un organo, o un problema meccanico – spiega Mastrodonato – l’unica modalità, se possibile, è forse l’intervento chirurgico. E in quei casi anche la fecondazione artificiale può fare ben poco. Ma quando il problema dell’infertilità ha a che fare con il piano biochimico od ormonale, con conseguenze di virosi, di tossicosi o parassitosi, allora si può intervenire con la medicina naturale modulando la risposta della donna. Se il livello su cui si innesta la causa è questo, la medicina convenzionale può fare ben poco anche dal punto di vista della diagnosi. Ed è qui che, ad esempio la kinesiologia applicata può servire invece, nell’ambito delle medicine non convenzionali, per formulare diagnosi corrette e articolate.
Poi si può appunto intervenire integrando gli strumenti naturali conosciuti, come omeopatia, omotossicologia, fitoterapia e altro. Anche di fronte a cause di carattere psicosomatico la medicina accademica ha poche armi e spuntate, poiché manca una visione olistica della persona. Con un approccio bio-integrato si riesce ad agire sul terreno di un individuo, quindi arrivare al piano costituzionale, un piano che si potrebbe definire esistenziale profondo. Con queste modalità possono anche essere affrontati e rimossi eventuali traumi pregressi, risalendo addirittura alla vita intrauterina. La medicina naturale, insomma, ha enormi risorse e può ottenere ottimi risultati se utilizzata in maniera sapiente e armonica. Purtroppo anche nella medicina naturale c’è molta settorializzazione, mentre invece l’arma migliore è data proprio dall’utilizzo integrato di tutto quanto è disponibile. Insomma, di olistico non ci deve essere solo la visione del paziente, ma anche l’utilizzo e l’applicazione delle diverse terapie».
Alla riscoperta dei ritmi biologici del corpo
Quali migliori conoscitrici del corpo della donna e della sua fisiologia se non le ostetriche, che sono in grado di guidare le donne stesse alla riscoperta di se stesse. È questa la filosofia che ispira l’attività della Scuola elementare di arte ostetrica di Firenze, sotto la guida di Verena Schmid. «Quello che facciamo è ascoltare la donna, non solo con le orecchie naturalmente, e affrontare l’eventuale problema dell’infertilità cercando di agire sul ‘sottile’, quelle energie impalpabili sulle quali l’equilibrio femminile si basa» spiega Gabriella Fois, ostetrica della scuola. «Occorre innanzitutto capire quello che la donna pensa di questo problema – continua – se ha già deciso di affidarsi alla tecnologia, noi possiamo fungere da appoggio. Se invece si avvicina a noi per una consulenza che la guidi attraverso i percorsi del suo corpo, allora siamo in grado di fornire indicazioni e consigli per rimodulare i suoi equilibri. Cerchiamo di far comprendere alla coppia il proprio potenziale di fertilità come concetto globale e per far questo ci sono tappe ben precise. Consigliamo di osservare innanzitutto come gli umori femminili si modificano con il ciclo mestruale, si esamina la qualità del sangue mestruale, eventuali congestioni pelviche, perdite di secrezioni, fastidio mammario, il ritmo di crescita della peluria, il rialzo termico, occorre poi osservare come l’appetito si modifica durante il mese, anche qualitativamente.
Occorre poi capire se la donna è padrona di questi aspetti e, se non lo è, si lavora perché lo diventi. Si prendono anche in considerazione la ritmicità dell’attività sessuale e i segni fisici maschili. Insomma, sollecitiamo la coppia affinché prenda coscienza di tutto ciò e cerchi quindi di capire come favorire il concepimento. La consapevolezza di sé aiuta ad avere anche una buona frequenza e intensità erotica e a capire se il desiderio di un figlio è reale o se si tratta soltanto di un immaginario idealizzato. Occorre poi considerare che dai 35/40 anni in poi la fertilità cala naturalmente e sempre più a quelle età occorre trovare i giorni giusti. Questo è possibile anche osservando qualche piccolo accorgimento. Per esempio, un’astinenza di 6/7 giorni prima dell’ovulazione permette agli spermatozoi di essere molto più mobili; l’astinenza non deve superare però i dieci giorni perché in quel caso gli spermatozoi perdono di motilità. Poi ci sono posizioni sessuali che agevolano il concepimento, come quella carponi, che permette al pene di eiaculare direttamente nel collo dell’utero impedendo la dispersione degli spermatozoi in vagina.
Prima di un rapporto dal quale si spera discenda il concepimento è invece sconsigliato un rapporto orale poiché il Ph della saliva uccide gli spermatozoi. C’è anche un modo per stimolare l’epifisi, ghiandola importante: per questo, è consigliabile dormire in una stanza completamente oscurata dal primo fino all’undicesimo giorno dalla mestruazione, dal dodicesimo al sedicesimo è bene tenere accesa una piccola luce, e dal diciassettesimo alla nuova mestruazione di nuovo buio. Facendo in questo modo per alcuni mesi anche il ciclo mestruale si regolarizza. Se il problema è uno stress eccessivo si possono anche eseguire massaggi di tipo polàriti che consentono un riequilibrio energetico».
L’omeopatia
«In tutte le sterilità dove non ci sono cause ben precise, anche la fecondazione artificiale può andare incontro a grossi insuccessi» dice la dottoressa Ketty Leonardi, ginecologa e omeopata di Roma, membro della Federazione Italiana di Medicina Omeopatica. «Se la causa è ‘sottile’, di ordine energetico – prosegue – l’embrione non trova il terreno adatto per potersi sviluppare. Ecco allora che l’omeopatia è in grado d ricreare un habitat materno idoneo a ricevere l’embrione. Anche tra i casi che ho personalmente seguito, ci sono numerose donne che, dopo avere affrontato una cura omeopatica, sono rimaste gravide dopo anni e anni di tentativi andati a vuoto. L’omeopatia, come anche altri approcci terapeutici, possono invece fare ben poco laddove ci siano problemi strutturali o gravi problemi di infertilità maschile. Occorre quindi rivolgersi ad un bravo omeopata che sappia ascoltare la donna e trovare il suo ‘simillimum’ che consenta alla donna stessa di ritrovare la propria energia».
Lo yoga
«Il problema dell’infertilità femminile si può affrontare innanzitutto da un punto di vista psicologico, poiché è ormai scientificamente comprovata una correlazione tra sistema nervoso centrale e ghiandole endocrine»; ad illustrare quando lo yoga possa agire in positivo sul problema è Santoro Floridia, membro della Federazione Nazionale Yoga e insegnante di pratiche e posizioni yoga.
«La cosa più importante per affrontare il problema dell’infertilità attraverso lo yoga è ritrovare calma e tranquillità con tecniche di rilassamento e meditazione. Poi si passa alle diverse e numerose posizioni che si possono assumere per rimodulare e riequilibrare le energie del nostro corpo. Ad esempio, in caso di problemi strutturali o infezioni, ci sono esercizi e posizioni studiate da anni, praticando le quali si constata una vera e propria trasformazione del corpo. A volte si è di fronte a chiusure o ad annullamento di energia e dallo yoga si può trarre giovamento in quanto questa disciplina è capace di agire anche sulle gonadi e sull’ipofisi.
Si è visto, ad esempio, che in India persone che tenevano per prolungati momenti determinate posizioni non avevano problemi all’apparato urogenitale e da lì è cominciato un lungo studio che ha portato oggi ad evidenze scientifiche di tutto rispetto in merito alla pratica yoga. Occorre poi anche riconsiderare la qualità del rapporto sessuale, che oggi sempre più tende ad essere frettoloso e superficiale, mentre occorre un’intesa profonda ed intensa per favorire il concepimento».
Suoni ripetitivi e rilassanti
Anche il noto medico ginecologo francese Michel Odent (il precursore del parto a domicilio come grande opportunità per la donna e il bambino di vivere al meglio il momento della nascita) ha una sua teoria, fondata sulla sua pratica clinica. «Il miglior modo per favorire il concepimento di un bambino – spiega – è quello di trascorrere una lunga vacanz sul mare, in un luogo dove ci siano da mangiare ostriche non inquinate e dove il costante rumore delle onde crei il sottofondo. Questo perché le ostriche sono ricche di zinco e di molte altre sostanze nutrienti che giocano un ruolo importante nella riproduzione umana; e poi perché i rumori piacevoli e ripetitivi, come il rumore delle onde che si infrangono sulla spiaggia, sono rilassanti. Questi elementi consentono di mantenere bassi i livelli di adrenalina e di altri ormoni dello stress che inibiscono tutte le diverse fasi della riproduzione».
I possibili approcci alternativi al problema dell’infertilità femminile sono dunque numerosi e differenti, ma in tutti si riscontra un comune denominatore: l’estrema attenzione per recuperare, mantenere e garantire gli equilibri biologici del corpo e quelli più sottili della psiche.
Articolo tratto dal numero arretrato di Terra Nuova Settembre 2005
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