Le funzioni degli orgasmi
di Michel Odent
Terra Nuova Edizioni
cod. EA054 - pp. 120 - € 13.00
(prezzo per gli abbonati € 11.70)
L’accoppiamento è stato istituzionalizzato e la rinuncia sessuale sovente è stata vista come una virtù. Sono stati documentati innumerevoli aspetti dell’universale repressione sessuale. Le mutilazioni genitali femminili rappresentano indiscutibilmente il fenomeno più spettacolare dell’imposizione di una rinuncia al piacere sessuale. La circoncisione delle donna (quando viene rimosso soltanto il cappuccio del clitoride), la clitoridectomia (quando viene tolto l’intero clitoride) e l’infibulazione (quando vengono levate con il rasoio anche le piccole e grandi labbra) sono interventi specificatamente e deliberatamente concepiti per ridurre la capacità di provare piacere sessuale. Nelle etnie in cui questi rituali sono la norma, una ragazza che cerca di sfuggire all’intervento è colpita da ostracismo sociale.
Le donne che non sono circoncise vengono considerate ‘impure’. Il peggior insulto per una donna è essere chiamata ‘colei che non è circoncisa’, e per un uomo ‘figlio di donna non circoncisa’. Sorprendentemente, secondo un esperimento umano sulla riproduzione condotto su larga scala, alcune donne sono ancora capaci di provare intenso piacere durante i rapporti sessuali, perfino dopo una cloridectomia o un’infibulazione.
Le mutilazioni genitali maschili sono di solito meno invasive di quelle femminili, ma sono per contro più diffuse. Sono praticate su tutti i continenti, compresi posti come l’Oceania, le isole del Pacifico e nel Nuovo Mondo. Può trattarsi di una semplice, piccola incisione del prepuzio per farlo sanguinare, o della sezione completa del prepuzio in un punto che porta a una parziale esposizione del glande. Nella circoncisione propriamente detta, viene rimosso l’intero prepuzio. La subincisione, che è solitamente associata alla circoncisione, è stata praticata soprattutto tra gli aborigeni australiani; consiste nell’aprire l’uretra nella parte inferiore del pene, a volte fin quasi allo scroto. La fallotomia e la castrazione, altre forme di mutilazione che vanno citate, erano nella maggior parte dei casi effettuate di forza su bambini che, come schiavi, avrebbero soddisfatto i ‘bisogni’ del mondo arabo e turco.
L’utilizzazione della castrazione o della fallotomia, come misura punitiva, è stata istituzionalizzata in numerose parti del mondo, in particolare nel Medio Oriente. Per mezzo delle pratiche obbligatorie di mutilazione genitale, le culture inviano messaggi alquanto significativi, e tuttavia discreti, ai membri del loro gruppo. Uno di questi messaggi è che gli organi genitali appartengano alla comunità piuttosto che all’individuo, e ciò significa che il loro uso debba seguire regole rigide e ben definite. Queste pratiche rituali hanno inoltre l’effetto di creare dei condizionamenti: gli organi genitali possono restare associati al dolore piuttosto che al piacere. Le società umane dispongono di ben altri modi, sottili, per controllare e per limitare ogni aspetto della sessualità genitale. La scelta del partner, in altre parole, l’organizzazione del matrimonio, è più universale. Non importa quali sono i dettagli della prassi matrimoniale, la donna è di solito considerata di proprietà del marito. In molte società l’uomo ottiene la donna solo con difficoltà estreme, dietro pagamento di denaro o di beni, la cosiddetta dote, oppure offrendo in cambio una donna facente parte della sua famiglia. Nella maggior parte dei casi, le regole del matrimonio prevedono che la neocoppia abiti presso il padre di uno dei due. Nell’Antico Testamento, la donna è inclusa nella lista di ciò che l’uomo possiede: “Non ti approprierai della casa del prossimo. Non ti approprierai della moglie del prossimo, né del suo servo, né della sua serva, né del suo bue, né del suo asino, di niente che appartenga al tuo prossimo”. Fintanto che la moglie resta una proprietà, non ci sorprende affatto che lo stato emozionale della donna durante l’unione sessuale non venga preso in considerazione. Tuttavia non si tratta di una regola assoluta: una delle settecento mogli che ‘appartenevano’ a re Salomone ha espresso le sensazioni provate durante l’estasi sessuale:
Per me, il mio amato è un sacchetto di mirra
adagiato sui miei seni.
per me, il mio amato è bello come un grappolo d’uva
sospeso nelle vigne di Engaddi.
(Cantico dei Cantici 1: 13-14)
La repressione delle forti pulsioni sessuali nell’adolescenza e i tabù relativi alla verginità sono aspetti quasi universali della subordinazione del bambino all’adulto e della donna all’uomo. In alcune regioni, la perdita della verginità prima del matrimonio era un tale disonore per la famiglia che la ragazza colpevole poteva essere uccisa per mano del padre o del fratello. Allo stesso modo, l’adulterio, una relazione sessuale con una persona sposata, è condannato e severamente punito nella maggior parte delle culture.
Nel contesto scientifico attuale di solito si ammette che l’autostimolazione genitale sia una fase normale dello sviluppo del comportamento sessuale. Tuttavia, nella maggior parte delle società la masturbazione è stata proibita e associata a senso di colpa, vergogna, peccato e cattiva salute. Credenze trans-culturali ben radicate, trasmesse tradizionalmente attraverso le istituzioni religiose, a partire dal Diciottesimo secolo sono state sostenute da ‘teorie scientifiche’ . Una nuova era è stata avviata dal medico svizzero Tissot, un professore molto stimato, con la pubblicazione, nel 1760, del suo celebre libro su quello che lui ha chiamato ‘l’onanismo’ e in cui includeva la masturbazione, i rapporti sessuale anali e orali, e il sesso con uso di contraccettivi.
Secondo i suoi calcoli, la perdita di un’oncia di sperma aveva le stesse conseguenze della perdita di 40 oncie di sangue. Simili teorie erano alla base dei suoi ammonimenti contro i pericoli dei rapporti sessuali, soprattutto quelli che avevano come obiettivo il piacere piuttosto che la riproduzione. I pericoli sono maggiori nel caso della masturbazione femminile perché, secondo Tissot, il fluido di lubrificazione vaginale è ancora più prezioso dello sperma, dato che i nervi della donna sono più fragili.
Testo tratto da pagina 53 e seguenti del libro.