Chiamata anche uva dell’orso, questa pianta si colloca tra le droghe di uso più antico: il suo utilizzo risale addirittura alla preistoria. Diffusa in gran parte della fascia circumboreale, Canada, Stati Uniti del Nord, Caucaso, Siberia ed Europa, trova la sua origine nelle regioni dei nativi nordamericani.
Resti della pianta sono stati ritrovati nel sito archeologico dell’Isola Royale, nell’Oceano Atlantico di fronte alla Guyana francese; è curioso come in molte tribù lontane tra loro localmente e tradizionalmente, l’utilizzo della pianta fosse lo stesso: il legno per fare punteruoli, il carbone per colorare e le foglie e i frutti come medicine o erbe da fumare1. In realtà non esiste una netta differenza tra l’uso delle erbe come medicine e l’uso del fumo delle stesse che, infatti, veniva usato nelle cerimonie come rimedio per la malattia e per propiziare la guarigione; queste sono pratiche comuni ancora oggi.
L’utilizzo principale dell’Uva ursina, che poi è rimasto invariato nel corso dei secoli, è quello di antisettico delle vie urinarie e insieme veniva utilizzata anche come depurativo2; i Navajo la usano come rimedio emetico e spesso troviamo questa pratica in molte popolazioni native americane, dove si ingerisce la pianta con grandi quantità di acqua per stimolare il vomito che dovrebbe eliminare il «susto» (sporcizia), ossia le tossine.
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