Tocchi esotici, stampe floreali, influenze romantiche e retro. In sintonia con lo stato d’animo più leggero e scanzonato, nel vestiario estivo osiamo di più, ci permettiamo di liberare la fantasia, di far parlare il colore. Ed è proprio qui, sul colore, che casca l’asino. Doriana Rustichelli di Stellatex ha delle idee molto precise.
«Chiariamoci subito» mi dice appena ci incontriamo nello stabilimento di Carpi. «Il solo fatto di avere una fibra coltivata in modo biologico non ci preserva affatto da possibili effetti indesiderati sulla salute. I danni principali avvengono nella fase successiva della tintura e del finissaggio». Doriana è titolare della prima tintoria italiana certificata bio da Aiab, che oggi utilizza anche il disciplinare internazionale GOTS (Global Organic Textile Standard).
Nel 2005 con altre aziende di filiera ha fondato il V.I.S. «Vestire in Salu te», consorzio di ricerca e sviluppo nell’ambito del tessile bio e ipoallergenico. «È vero,» prosegue la titolare di Stellatex «in Africa e in India si muore per i pesticidi ed è quindi etico, oltre che ecologico, privilegiare cotone da coltivazione bio. Ma la scelta per un prodotto sano e ipoallergenico deve tener conto di quello che avviene dopo».
Una tesi confermata anche dallo studio della professoressa Seidenari dell’Università di Modena1: «I tessuti di per sé rappresentano difficilmente una causa di irritazione. Il problema è dato dai prodotti utilizzati per il finissaggio e la tintura»...
Sempre nell'articolo:
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>> La lana d'estate: beduini e Tuareg con la lana di cammello e niente colpo della strega
>> Lino e bambù
>> Riflessione aperta su i colori vegetali e la deforestazione
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