La rivolta dei monaci birmani che è esplosa nell’estate del 2008, e la conseguente repressione operata dal regime militare, sono state documentate da tutti gli organi d’informazione. Ma in realtà i gravi problemi che affliggono il paese asiatico hanno oltre mezzo secolo.
La Birmania, colonia britannica, guadagna l’indipendenza nel 1948. Il nome ufficiale del paese è Unione Federale Birmana, ma un vero federalismo è destinato a rimanere sulla carta. La repubblica viene retta da U Nu fino al 1962. In quell’anno si verifica un colpo di stato guidato dal generale Ne Win, che rimane al potere fino al 1988.
Con l’inizio della dittatura militare, il paese entra nel lungo tunnel buio dove si trova tuttora. La costituzione varata nel 1947 viene modificata sostanzialmente. L’originaria (per quanto teorica) struttura federale, che prevedeva anche il diritto di secessione per gli stati abitati da certe minoranze, viene modificata da alcune leggi che rafforzano ulteriormente il potere centrale. Nel frattempo il paese è diventato un gulag a cielo aperto, dove qualunque manifestazione di dissenso viene repressa in modo spietato....
Sempre nell'articolo:
>> Il mosaico birmano
>> Discriminazione religiosa
>> Un altro dissenso ci chiama
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