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Una rete per la biodiversità agricola
27/04/2010 - R. Bocci e M.F. Nonne
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Mantenere e gestire sistemi agricoli diversificati, all’interno di un modello agricolo familiare sostenibile dal punto di vista ecologico, sociale ed economico: è questo l’obiettivo della Rete Semi Rurali.

«La Rete Semi Rurali abbiamo iniziato a tesserla nel febbraio del 2000» ricorda Massimo Angelini del Consorzio della Quarantina, che tutela i prodotti di varietà e razze tradizionali della Montagna genovese. «Durante la Fierucola dei Semi a Firenze, mi trovo a condividere con Isabella Dalla Ragione, dell’Associazione Archeologia Arborea, la necessità di immaginare uno strumento di collegamento e coordinamento tra associazioni e persone, tutte impegnate nello stesso compito di recuperare e conservare varietà tradizionali, ma tutte pressoché sconosciute fra di loro». A distanza di dieci anni, la Rete Semi Rurali è una realtà, il cui obiettivo principale è mantenere e gestire sistemi agricoli diversificati, all’interno di un modello agricolo familiare sostenibile dal punto di vista ecologico, sociale ed economico.

Ufficialmente la Rete Semi Rurali nasce nel novembre del 2007, dopo sette anni di collaborazione informale tra alcuni di quelli che sarebbero diventati i suoi membri fondatori. I soci della Rete lavorano per avere sementi adatte all’ambiente, e anche alle diverse culture, e non fare il contrario grazie agli input chimici: solo così, infatti, si potranno ronteggiare i futuri cambiamenti climatici, senza aumentare l’uso di energie esterne nei sistemi agricoli.

Una ricerca partecipativa
Questo però è solo il punto di partenza, perché è necessario fare del miglioramento continuo su queste varietà per renderle sempre più vantaggiose per gli agricoltori. E questo lavoro è fatto insieme agli agricoltori, applicando quella che ormai comincia a farsi strada anche nel campo accademico con il nome di ricerca partecipativa. Ecco il nesso tra modernità e sistemi locali, l’innovazione che rinasce dal basso in un lavoro continuo di confronto tra ricercatori e agricoltori.

È ovvio che un processo come questo ha come scopo tra gli altri di aumentare le rese e rendere più produttive le colture, ma con un basso uso di input esterni ed un alto ricorso ai saperi locali. Le policolture prendono il posto delle monocolture, le rotazioni sostituiscono i concimi chimici e le tecnologie appropriate vengono scelte per ridurre la fatica dell’uomo, non per cancellare la manodopera. Ma come realizzare questo futuribile programma per l’agricoltura?
Ecco che entra in gioco il secondo obiettivo della Rete Semi Rurali: l’azione collettiva organizzata tra soggetti che operano nel settore.

Biodiversità anche culturale
Data l’enorme mole di attività realizzate a livello locale in Italia, la sfida è riuscire a costruire un humus fertile in cui queste possano crescere e svilupparsi, valorizzando in questo caso la biodiversità culturale e associativa. Per questo la Rete sostiene,facilita e promuove contatto, dialogo, scambio e condivisione di informazioni e iniziative tra quanti affermano i valori della biodiversità e dell’agricoltura contadina e si oppongono a ciò che genera erosione e perdita della diversità, come l’agricoltura mineraria basata sulla monocoltura intensiva e/o sulle colture geneticamente modificate.

A livello europeo la Rete collabora con realtà associative analoghe nate negli altri paesi europei con l’obiettivo di formare un coordinamento in grado di parlare e farsi sentire come un’unica voce sia nei confronti dei decisori politici che dei cittadini.


Rete Semi Rurali: www.semirurali.net

Articolo tratto dal numero cartaceo di Aprile 2010 di Terra Nuova disponibile anche come eBook.


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