In Europa esiste una legge sul recupero dei rifiuti elettronomici, classificati con l'acronimo Raee. Batterie e telefonini, lavatrici e lampadine, laptop e tostapane, uforobot comprati all’area di servizio e televisori: sono i rifiuti elettrici ed elettronici che, per legge, dovremmo raccogliere e riciclare. Rifiuti che oggi rappresentano una voce importante sul totale di materiale che viene gettato via ogni anno.
Non deperibili nè biodegradabili, anzi, spesso contenenti materiali tossici, i resti della nostra corsa alla tecnologia aumentano sempre più nelle discariche, ma non solo.
L’impressione è che anche la più rigida e controllata politica di trattamento ed esportazione non sia sufficiente ad arginare la crescita di questo tipo di materiali in giro per il mondo. La cronaca - Di recente, i carabinieri del Noe di Venezia hanno bloccato e sequestrato a Marghera quindici container contenenti in tutto 320mila rottami di vetro. Per la precisione, bulbi catodici di apparecchiature elettroniche fuori uso.
“I container erano pronti per essere esportati in India con la qualifica di materia prima seconda - ha spiegato a e-gazette il luogotenente Lagattolla, comandante del nucleo operativo ecologico di Venezia - , senza aver subito i trattamenti necessari. Il vetro era stato frantumato per cercare di ingannare i controlli”.
Si tratta di un evidente tentativo di sottrarsi alla normativa sull’esportazione di rifiuti, piuttosto onerosa.
I Raee contengono sostanze pericolose, come i fosfori presenti nei televisori o le sostanze lesive dell’ozono nei frigoriferi, che - se non trattati in materia adeguata - possono arrecare gravi danni per la salute e l’ambiente.
il corretto riciclo dei rifiuti elettronici rappresenterebbe anche un potenziale per la creazione di posti di lavoro, la riduzione dei gas serra e il recupero di una vasta gamma di metalli preziosi tra cui oro, argento, palladio, rame e indio.