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A proposito dello “sfatare il mito del kamut”
10/04/2010 - Admin
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(3945 letture)
(Articolo apparso sul numero di marzo della vostra rivista).
Trovare le motivazioni per controbattere nonché confutare un articolo del genere non sarà facile per un “addetto ai lavori” che opera a contatto delle problematiche reali tutti i giorni e in genere la sera arriva stanco a casa, ma farò del mio meglio viste le vampate di calore che mi giungono alla testa alla lettura di queste righe.

L’ignoranza del e dal povero ha dei vantaggi:
-    è accettata (insomma te l’aspetti)
-    è rispettata (perché frutto di un vissuto diverso)
Insomma puoi sorriderci e spiegare.
L’ignoranza dal e del ricco provoca più problemi... Intanto c’è un pregiudizio positivo, insomma non te l’aspetti, ti dici: “come fa uno che scrive su una rivista specializzata a non sapere che…”. Poi provoca inevitabilmente dei conflitti al momento del confronto, tipo: “non sai chi sono io ecc.” (dovuti proprio al tipo di istruzione da ricco). Così farò in modo di essere il povero ignorante “che non sa chi sei tu”.
Il kamut e il sig. Massimo Angelini e la redazione. Evidentemente c’e’ un conflitto tra voi! Amore (eccellente panificazione) – odio (mito da sfatare), direi. Ma di fondo la volontà manipolativa ha il sopravvento.
I°. Che la storia della tomba del faraone è una bufala non so come può interessare le qualità nutrizionali del cereale! Se mi si obietterà che il titolo “kamut un mito da sfatare” si riferiva proprio a ciò, dirò semplicemente: “questa è manipolazione!”
II° Che non è adatto ai celiaci…. “e chi se ne’!” (come dice mio figlio Ryan). Con tutto il rispetto per il celiaco anche quest’aspetto non ha influenza sulle qualità nutrizionali dell’alimento (il cosiddetto “morbo celiaco” colpisce solo una piccola percentuale della popolazione). Questi erano i primi due argomenti a confutazione delle qualità nutizionali del kamut.
Veniamo ora a quelli veri.
C’è il monopolio commerciale degli americani, il costo eccessivo… Il monopolio ha parecchi svantaggi è vero! Su un prodotto alimentare poi… Sarebbe veramente più giusto che un “frumento tradizionale fosse patrimoni di tutti” come dice Angelini nell’articolo…. Patrimonio di tutti…. Come tutti i nostri frumenti tradizionali mi viene da pensare….quanti ne sono rimasti? Quanti frumenti tradizionali patrimonio di tutti sono stati manipolati dall’industria alimentare che ha preso quello che gli conveniva e gettato via tutto il resto? Il monopolio (il marchio registrato) garantisce, nel male e nel bene, che tutto il kamut sia prodotto con determinati criteri, per primo la coltivazione biologica (è quindi ogm free) del prodotto.
Riguardo al costo elevato: il signore che scrive sa quanto costa un pacco di pasta artigianale biologica di qualità (essiccazione a bassa temperatura ecc.)? Un pacco di pasta di grano duro “Senatore Cappelli” ad esempio, che è un vecchio grano tradizionale italiano, i produttori di zona (a km 0) lo vendono intorno ai 2.10-2.30 euro il pacco, in negozio da distributore nazionale ce l’abbiamo a 2.09 euro.
La pasta di  farro integrale va da 2.60 a 3 euro. Il kamut integrale da 3 a 3.40 euro. Il sig. Angelini con che marche di prodotti ha confrontato i prezzi del kamut? Con i prodotti del centro commerciale?
Anche queste motivazioni, comunque, non hanno a che fare nulla sulle qualità nutrizionali del khorsan (che comunque non esiste senza kamut, e quindi anche qui la distinzione è forzata e manipolativa)
Per quanto riguarda, infine, l’impronta ecologica… mi verrebbe da pensare all’inchiostro che stiamo utilizzando per scrivere queste chiacchiere, perché di chiacchiere si tratta se chi scrive non ha esperienza della quantità di persone che tutti i giorni entrano nel mio negozio e si rivolgono ai prodotti con kamut per la loro alimentazione quotidiana e del beneficio che provano, evidentemente non ottenuto con nessuno degli altri cereali menzionati nella tabella tanto diligentemente formulata (saranno tutti condizionati dal mito del kamut?!)
Non è e non deve essere una sfida tra cereali (i nostrani e l’americano “che non è veramente americano”). Tutti i giorni in negozi di alimentazione biologica come il mio ci si confronta con problematiche più o meno gravi, dove appunto il miglioramento della qualità della vita della singola persona, la sig.ra Gabriella, il sig. Mario, Marco, Massimo, Silvia, Giacomo, sono l’obiettivo e il nutrimento del nostro lavoro; ed è dal loro singolo benessere che si arriverà al benessere della collettività e non il contrario….
Capisci sig. Massimo, il mio punto di vista? Come può una colletività di persone che non stanno (o non si sentono) bene fare un mondo migliore? L’alimentazione corretta (per ogni singolo individuo esiste il giusto tipo di cereale) può permettere di ridurre tantissime più o meno piccole irritazioni interne, tanto da mettere a disposizione della persona tante più energie, non più dissipate a compensare questi squilibri.
E infine…. Come non siamo noi una somma statica di componenti, non lo sono neanche i cereali. E quindi hai ragione quando dici che le tabelle nutrizionali hanno solo un valore indicativo! Sarebbe stato meglio mettere le foto dei singoli cereali (compreso il miglio e l’avena…, che si sono offesi!).
Saluti cordiali,
Veerag

Risponde Massimo Angelini, autore dell'articolo.

Gentile Veerag, l’articolo ha per semplice obiettivo quello di fornire un poco di informazione, serena e condivisa, intorno al grano Khorasan e a un’espressione commerciale di una sua varietà che è stata chiamata Kamut. Alcune persone, poco o male informate da medici e commercianti, pensano che Kamut sia il nome di una specie di grano: non è così; che sia stato risvegliato dalle tombe dei faraoni: non è così; che il Khorasan esista solo come prodotto a marchio Kamut: non è così; che possa essere usato anche da chi soffre di celiachia: non è così; che abbia un glutine più “leggero” e meno tenace rispetto a quello di altre varietà di frumento: non è così; che abbia caratteristiche nutrizionali eccezionali e tali da giustificare il suo elevato prezzo di vendita: non è così. Ci sono persone che invece non sanno che Kamut è solo un nome commerciale; che si tratta di una varietà gestita in regime di monopolio; che arriva dagli Stati Uniti e dal Canada, con quello che ciò significa in termini di costi ambientali e di impronta ecologica; che ci sono ottime varietà di grano tradizionale nostrano (e non parlo del “Senatore Cappelli”, che è una varietà migliorata ottenuta per selezione da un genetista italiano nel 1915), che hanno percentuale e tenore di glutine ridotti ed eccellenti qualità nutrizionali quanto il Khorasan, ma un prezzo decisamente più accessibile. Un esempio per tutti sono il tenero Solina e il duro Ruscìa prodotti con certificazione biologica dal “Consorzio Produttori Solina d’Abruzzo” di Sulmona; vediamone i prezzi al rivenditore: farina di Solina bio di tipo 2: 1,03 euro/Kg (nei sacchi da 25 Kg); semolato di Ruscìa: 1,08 euro/Kg (nei sacchi da 25 Kg); “pasta” di Solina: 1,70 euro al pacco da ½ Kg; pasta di Ruscìa: 1,34 euro alpacco da ½ Kg. Il resto, come dici tu e io concordo, sono chiacchiere.
 
I VOSTRI COMMENTI:
  • 14/11/2011 - Laura Marino

  • l'acrimonia del signor Angelini e della redazione di questa rivista verso il marchio kamut è lampante e fa quasi sorridere, come ha giustamente sottolineato il signor Veraag. Forse non è andato in porto qualche contratto pubblicitario? Va be'. Comunque spargere disinformazione (mi è arrivata dopo quasi due anni una mail con questo vecchio articolo dal mio gruppo GAS...) e generare calunnia non è cosa buona a giusta... Per esempio, lo sa dottor Mario Di Felice che la Kamut International aderisce al Progetto No-OGM? Il Non-GMO Project è un'organizzazione no profit che segnala ai consumatori quali aziende rispettano gli standard non-OGM per i prodotti biologici e naturali. La certificazione “Non-GMO verified” significa che un alimento è stato prodotto secondo rigorose procedure OGM-free. Distinti saluti a lei e a tutti.

  • 31/08/2010 - Dr. Mario Di Felice

  • Leggendo la critica del Sig. Veerag all'articolo del Sig. Angelini, percepisco che il lavaggio del cervello dei Signori Kamut è incredibile.
    Come fa uno che vende prodotti biologici a non sapere che la coltivazione biologica non significa OGM free, ma significa esente da pesticidi? Infatti in molte coltivazioni biologiche di grano tenero e duro vengono utilizzati semi OGM provenienti da modificazioni effettuate negli anni 70(sono rari i casi in cui il grano non è OGM e mi riferisco a quelle colture locali, protette da un manipolo di onesti agricoltori, che vanno sotto il nome di solina, ruscia, farro, saragolla etc.).
    Il fatto che il Kamut, proveniente dal Nord America (zona ad alto uso di OGM) non è OGM è smentito dal fatto che non si riesce a coltivarlo in Italia: forse perchè ha subito delle modifiche per renderlo coltivabile in una zona completamente diversa dalla sua origine?
    Volevo inoltre comunicare che, a chi non lo sapesse, per esperienza personale, la vera causa della celiachia è il Glutine proveniente da grani OGM (infatti la modifica dei grani interviene sulla frazione 3 della parte proteica del glutine, come peraltro confermato da studi del Prof. Pecchiai) e che la somministrazione di cereali non OGM ricchi di glutine non provoca i disturbi della celiachia. Nella mia attività di Naturopata-Nutrizionista ho, purtroppo, dovuto constatare in molte persone che usano il Kamut, l'aggravamento dei sintomi di intolleranza e celiachia.
    Distinti Saluti


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