Il blu è un colore che fa viaggiare. Non parliamo del blu acrilico delle moderne tintorie. Parliamo di un blu antico, quello degli arazzi, dei velluti rinascimentali e della migliore tradizione pittorica italiana. Il nostro viaggio dalla Culla del Rinascimento ci conduce oltre l’Alpe della Luna, nell’Appennino del Montefeltro, zona di confine tra Marche, Umbria e Toscana.
È in questo luogo ricco di boschi, con torrenti balneabili, sorgenti sulfuree, ideale per escursioni, percorsi ciclabili e buon gusto a tavola che cerchiamo le origini del «blu». La risorsa economica di ieri ed un valore aggiunto per il turismo di oggi. Si tratta del guado, una pianta medicamentosa, denominata «oro blu», le cui foglie venivano macinate per estrarre il colore amato dai tintori fiorentini e da Piero della Francesca.
Non a caso anche il padre dell’artista era un noto commerciante di guado: a quel tempo infatti l’economia di queste valli era basata quasi esclusivamente sulla raccolta e l’estrazione di questo pigmento, che qualcuno oggi si è impegnato a recuperare. Con la riscoperta di 60macine da guado e la nascita di un archivio storico, presso l’Abbazia di Lamoli è nato il Museo dei Colori Naturali.
A gestire il museo e il Centro di Educazione Ambientale, con tanto di albergo, ostello e ristorazione, è la Cooperativa Oasi San Benedetto...
Sempre nell'articolo:
>> Il Museo dei colori naturali
>> La coltivazione dei fiori tintori
>> Un pieno di energia in Umbria
>> La Cooperativa Oasi San Benedetto
>> Il PER - Parco per le Energie Rinnovabili
L'articolo è disponibile nel numero di Marzo 2010 di Terra Nuova versione eBook.
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