Ecco a voi la cucina 'wellness', nuovo 'brand' che promette di portare a tavola piatti raffinati e ad effetto ma attenti al mix bilanciato di sostanze nutritive, antiossidanti e grassi, per scoprire che la longevità può passare anche per la buona tavola. E' questa l'idea dell'Università Campus Bio Medico di Roma, della Scuola Internazionale di Cucina Italiana (Alma), dell'associazione per la sicurezza nutrizionale in cucina e dell'associazione nazionale il Circolo dei Buongustai, quattro realtà del mondo scientifico e gastronomico che, avvalendosi di un Comitato scientifico composto da medici, biologi e ricercatori, hanno deciso di aprire una vera e propria scuola di cucina dedicata alla cultura del benessere. Il primo corso di formazione, che partirà entro febbraio e si svolgerà nella Reggia di Colorno (Pr), sede dell'Alma, e presso la Scuola di Formazione continua dell'Università del Campus Bio-Medico di Roma, è indirizzato a cuochi, manager della ristorazione, medici nutrizionisti e, ovviamente, ad appassionati della buona tavola. Le lezioni saranno sempre svolte da uno chef affiancato da un medico. "Oggi prevale una gastronomia urlata, da sbattere in prima pagina, di cui parlare in televisione perchè crea ascolto con la sua volgarità, mentre i 3 principali requisiti da tenere a mente per una buona cucina del benessere dovrebbero essere la semplicità, la leggerezza e anche la quantità", racconta Gualtiero Marchesi, membro del comitato scientifico, che mette in guardia anche dalla cattive abitudini davanti ai fornelli: "eccedere in condimenti, sale e spezie, e mescolare tra loro ingredienti incompatibili anche se di sicuro impatto". Tre saranno i moduli del corso, il primo dedicato alla formazione di veri e propri "formatori" destinati a diffondere la Cucina 'Ristowellness', il secondo indirizzato ai manager della ristorazione e il terzo riservato ai cuochi. Tra i docenti, oltre a Marchesi, che inaugurerà il corso, Fabio Campoli, lo chef che cura lo spazio sul mangiar sano ad Unomattina, Agostino Petrosino, Michel Magada, e i ricercatori dell'Inran e dell'Università di Parma.
Fonte: Ansa