"Lo tsunami della crisi economica si sta abbattendo sui paesi che meno hanno contribuito a scatenarla. A questo ritmo, l'obiettivo di sradicare la fame e la povertà entro il 2015 rischia di rimanere un miraggio per la maggior parte dei paesi nel mondo". Lo denuncia la rete internazionale Social Watch nel rapporto “People First” presentato mercoledì 10 febbraio a Roma dalla Coalizione Italiana. A livello mondiale, emerge che nel 18% dei paesi è in atto una regressione in alcuni casi accelerata.
“Studiando l'impatto sociale della crisi a livello internazionale, emerge che a pagarne le conseguenze più dure sono i paesi impoveriti e le persone più vulnerabili, molte delle quali sono nuovi poveri” - afferma Jason Nardi, portavoce del Social Watch Italia. “Fra le prime vittime del crollo dei mercati finanziari vi sono i più poveri che, spendendo dal 50 all’80% del loro reddito in beni alimentari, risentono maggiormente dell'aumento del costo delle derrate agricole. Ma anche le donne, spesso impiegate in lavori precari o a cottimo, con minori salari e più bassi livelli di tutela sociale”.
"L'Italia si sta rapidamente impoverendo. La situazione del Paese è andata peggiorando sotto molti aspetti che riguardano i diritti fondamentali e quelli sociali economici e culturali, stando ai rilievi e alle analisi fatte dai principali centri di ricerca e statistica e dalle organizzazioni della società civile" - è scritto nel rapporto, che cita dati Istat secondo cui il 13,6% della popolazione italiana si trova in condizioni di "povertà relativa", e il tasso di disoccupazione è balzato al 7,4% nel secondo trimestre 2009. Nel solo 2008, poi, dice ancora lo studio, il valore complessivo della Borsa italiana è sceso del 49%.
Secondo il rapporto, la situazione non è solo il prodotto "della crisi finanziaria globale (i cui effetti reali si cominciano a registrare soltanto un anno dopo, mentre gran parte delle rilevazioni sono antecedenti), ma di politiche inadeguate, deboli e in molti casi discriminatorie" (pg. 106-7). Utilizzando dati Eurostat e del Fondo Monetario Internazionale, il rapporto indica che a fronte di un calo del Prodotto interno lordo del 6% tra il 2008 e il 2009, l'Italia ha impiegato solo lo 0,8% dello stesso Pil "per contrastare la crisi" a fronte del 3,7% della Germania (con un -5,9% del Pil) o dell'1,6% della Francia (-2,6%).
Per la prima volta aggiunge il rapporto Social Watch, "la questione dell'immigrazione si scontra con le difficoltà occupazionali. Molti sono infatti i lavoratori extracomunitari che stanno perdendo il lavoro a causa della crisi". Il rapporto cita a esempio il caso del Veneto, dove il 24% dei disoccupati a gennaio 2009 erano extracomunitari (dato dell'associazione artigianale Cgia). Quello del razzismo è uno dei "punti deboli" denunciati dal rapporto, che ricorda le raccomandazioni già espresse dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa all'Italia e critica i "pacchetti sicurezza" varati dal governo tra l'estate 2008 e 2009.
Fonte: Unimondo