... cantante originario del Mali che, attraverso una musica che mischia sonorità tipiche del continente africano al reggae classico, racconta le storie e i problemi del continente nero: il diritto all’educazione, l’autosufficienza alimentare, il rispetto dei diritti umani, la pace.
Questi i temi cari all’artista, che ricorda inoltre come «col tempo mi sono reso conto che questi problemi sono gli stessi in molte parti del mondo».
Originario di una famiglia nobile di Segou, nel Mali, Bafing Kul ha sfruttato la sua posizione per scuotere gli animi e denunciare le ingiustizie e la povertà tuttora diffuse in Africa. Come uomo africano, Bafing Kul è andato oltre. Con coraggio usa il suo privilegio maschile per denunciare la misoginia di una larga parte della società africana.
Mentre nel mondo occidentale c’è chi vorrebbe giustificare la mutilazione genitale femminile o i matrimoni forzati con il pretesto che sarebbe razzista criticare un’altra cultura anche se foriera di pratiche discriminatorie nei confronti delle donne, un coraggioso uomo africano usa la musica per cambiare la propria cultura e renderla più rispettosa dei diritti delle donne.
Dal 2002 il cantante malese, che lavora anche in Francia facendo azioni di sensibilizzazione anche presso le comunità immigrate africane, collabora con la Commission pour l’Abolition des Mutilations Sexuelles, il cui scopo è sradicare l’odiosa pratica dell’infibulazione. Proprio grazie al sostegno dell’associazione, Bafing Kul ha inciso il suo primo album dal titolo «Africa Paris».
Anche nel suo ultimo album «Yelen-La Lumière», l’artista si concentra sulle tematiche a lui care come in «Mariage forcé», canzone con la quale il cantante si rivolge agli uomini, sia padri che futuri mariti, affinché rispettino la volontà e la scelta delle donne: «Non sposarla quando rifiuta questa unione, se la obblighi non ci sarà che rimorso, non sposarla quando non è consenziente.
Avrebbe voluto essere donna pilota, poliziotto, maresciallo; i suoi sogni rotti, rotti dai suoi, i suoi o ancora in «Eh! Eh! Eh! Eh!» c’è un testo di denuncia contro le mutilazioni sessuali femminili.
Capelli lunghi a rasta, Bafing Kul accompagna con passi di danze africane i suoi concerti, ai quali partecipano molte donne africane liete di avere il sostegno di un uomo alla causa dell’uguaglianza. Un sostegno, quello dell’artista, pieno e sentito, al punto da essere uno dei padrini, insieme al prelato anglicano Desmond Tutu e al cantante franco-algerino Rachid Taha, all’iniziativa Africa for Women’s Rights, il cui scopo è fare pressione sui vari governi africani affinché ratifichino il protocollo sui diritti delle donne.
Con l’appolo reggae, definizione che lo stesso Bafing Kul dà della sua musica, l’artista, costretto in passato ad allontanarsi dal Mali a causa delle minacce degli integralisti islamici che contrastavano la sua campagna contro l’infibulazione, si autoproduce e vende dischi per corrispondenza e durante i suoi concerti. Grazie ad internet e alle associazioni per i diritti delle donne, Bafing Kul cerca di far conoscere la sua musica e il suo messaggio.
Le sue canzoni, in parte in francese e in parte nella lingua tradizionale del Mali, sono gradevoli ed orecchiabili, specie a chi apprezza le sonorità africane.
Per saperne di più: www.myspace.com/bafinkul
Per ordinare i suoi dischi scrivere a: yelenlumiere@gmail.com
La versione completa dell'articolo è disponibile nel numero di Novembre 2009 di Terra Nuova e in formato ebook.
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