Terra Nuova
HomeHome   domenica 5 febbraio 2012 - 3.16.20
Cerca nel sito  
Articoli
 
Abbonamento e acquisti libri on-line...
Pechino: la città che non dorme mai
13/10/2009 - F.G.
Indietro Invia l'articolo ad un amico ... Stampa ...
(2734 letture)
Il colore blu. Disegnare per capirsi. Tagliarsi i capelli all’una di notte. Un massaggio in tangenziale. Boschi di bamboo. Piccoli assaggi di una metropoli a Est.

Non è rosso, è blu il colore della Cina. Blu come le divise della polizia, dei volontari del popolo, delle giacche e cravatte, delle sale d’attesa. Blu cielo. Quello no. Almeno a Pechino, Beijing, la capitale del Nord. Arriviamo a Pechino alle 8.30 del mattino, dopo aver attraversato i monti Urali, il plateau tibetano, il deserto del Gobi, la bassa Mongolia.

Siamo sette ore avanti, è marzo anche qui, il cielo è grigio, di un grigio che Milano a confronto mi sembra una città ridente. All’uscita dell’aeroporto ci chiedono di passare dal desk del China Immigration Ispection; mentre un ragazzo giovanissimo vestito da ispettore cerca le uguaglianze tra la foto del passaporto e la mia faccia, guardo un dispostivo di feedback servizio-utente che mi chiede di premere un pulsante per giudicare la qualità del servizio. Scelgo «satisfied», ci fanno passare.

Lingua
La prima cosa che si nota a Pechino sono i cartelli in doppia lingua cinese/inglese, che aiutano visivamente a non perdersi nello sfasamento semiotico dei caratteri cinesi. Solo dopo ci accorgeremo che quei cartelli servono solo a noi, e che nessun cinese comune che incontri per la strada sarà in grado di indicarti una qualsivoglia Luky Street.
Il gap comunicativo, al di fuori di circuiti «protetti» come il business o l’università dove è facile comunicare in inglese, è così grande che ci avvertono fin dall’Italia. Per comunicare con il primo tassista che ci porterà all’università, il referente che tiene i contatti con il mio compagno per una conferenza sulla fisica atmosferica, ci invia un file con l’indirizzo da mostrare all’autista. Eppure il nome dell’università suona veramente così internazionale: Beijing Normal University. Ci viene da ridere.

L’inglese non si aggiudica il primato di lingua internazionale. È una cosa talmente nuova che molte persone salutano con un «hallo!», felici di conoscere questa parola. Le prime esperienze di comunicazione in inglese le abbiamo avute con bambini o bambine di otto, nove anni, che in bus cominciano una conversazione degna di qualsiasi english lesson: «What’s your name?», «How old are you?»… Tutto torna se si pensa alla giovane età dell’apertura incondizionata delle frontiere cinesi, della svolta economica filo-occidentale e quindi dell’insediamento dell’inglese nelle scuole.....


Sempre nell'articolo:

>> Mobilità e smog

>> Denaro e divise

>> Pechino non dorme mai

>> La  Cina rurale


La versione completa dell'articolo "Pechino: la città che non dorme mai" di Eva Di Giovanni è disponibile nel numero di Ottobre 2009 di Terra Nuova e nella versione eBook.

Le nostre riviste: TERRA NUOVA e SALUTE E'

Acquista ultimo numero

Abbonati alla rivista

Acquista un arretrato

I libri di Terra Nuova Edizioni

Visita lo shop on line


ARTICOLI CORRELATI:
Non ci sono articoli correlati.
 
Le nostre riviste
I nostri libri
Newsletter
Il nostro shop
Links
I nostri sondaggi
Voce ai lettori  
Appena letti
Commenti
I più recenti