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Chi non vuole la filiera corta?
13/09/2009 - Alexis Myriel
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(2869 letture)
I piccoli produttori locali rappresentano un’alternativa concreta all’insostenibilità dell’agroindustria. Ma tra burocrazia farraginosa e «dirottamento» degli incentivi, per loro la vita non è facile. Cosa possiamo fare per aiutarli?

Le centinaia di migliaia di aziende agricole presenti in Italia guardano con un misto di speranza e diffidenza ai piani di sviluppo rurale che almeno fino al 2013 saranno gestiti dalle Regioni e che prevedono, sulla carta, un fondo per il finanziamento di tutte le iniziative, il collegamento con la politica agricola di sostegno ai mercati e ai redditi e una rivalutazione delle piccole imprese, capaci di rappresentare il vero valore aggiunto di un’agricoltura sostenibile che si pone come l’unica strada percorribile per permettere la tutela dell’ambiente, del consumatore e del produttore stesso.

I piccoli sono penalizzati
Il percorso è quanto mai accidentato, soprattutto perché per i «piccoli» i costi di produzione, di certificazione e assicurativi, nonché la mole mal gestibile di adempimenti burocratici innalzano barriere che portano molti alla rinuncia. E tra questi piccoli che cercano il modo per assicurarsi un ruolo sul mercato ci sono tantissime aziende che si sono dedicate alla produzione biologica e biodinamica, proponendo prodotti di altissima qualità che si sono guadagnati la fiducia dei consumatori e che purtroppo risultano penalizzate.

L’erogazione dei contributi istituzionali spesso tarda e così aumenta la mole dei debiti che strozzano le imprese. Nel 2008 il ricorso al credito è aumentato di oltre il 15%, i debiti che le imprese agricole hanno contratto con le banche ammontano ormai a 4 miliardi di euro e i costi non accennano a diminuire. Tra mezzi di produzione, oneri contributivi e burocratici, negli ultimi dieci anni (dal 1999 al 2008) gli aumenti hanno superato il 300%.

In ambito europeo, i redditi dei produttori agricoli italiani hanno registrato la flessione più accentuata: -16,5%. Secondo le associazioni di produttori servirebbe un miliardo di euro per salvare dal crack 250 mila imprese agricole, ma – sottolineano – quelli che servirebbero sono «soldi veri» e non solo impegni per aiuti futuri.

A gran voce viene anche richiesto il taglio dei costi produttivi, con misure straordinarie e di carattere fiscale per tagliare oneri divenuti insostenibili e agevolazioni previdenziali nei territori montani e nelle zone svantaggiate...

Sempre nell'articolo:


>> Troppa burocrazia
Un malessere diffuso tra i piccoli produttori agricoli, in particolare del settore biologico...

>> Il «dirottamento» degli aiuti
Se venissero erogati i soldi previsti dall'Ue a sostegno del mondo rurale, tutti gli agricoltori potrebbero produrre in modo biologico, garantendo alla collettività prodotti più salubri e rispettando l’ambiente...

>> Il ruolo del consumatore
Il vero futuro della filiera corta sta nell’incontro tra un gruppo organizzato di consumatori ed un gruppo organizzato di produttori che insieme discutono il fabbisogno, le possibilità produttive, la qualità dei prodotti, la programmazione delle produzioni e delle consegne...

>> Il meccanismo delle certificazioni
La posizione drastica di chi auspica che il mondo dei piccoli produttori di qualità si lasci alle spalle l’intero meccanismo delle certificazioni...


La versione completa dell'articolo è disponibile nel numero di Settembre 2009 di Terra Nuova disponibile anche nella versione eBook.



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