In attesa di un regolamento europeo che, così com’è stato per i prodotti agricoli biologici, definisca con precisione sostanze e tecniche ammesse per la definizione di un cosmetico bioecologico, un gruppo di organismi che già certificano il metodo di produzione biologica (Bioforum dal Belgio, Ecocert e Cosmebio dalla Francia, Bdih dalla Germania, Icea dall’Italia, Soil Association dal Regno Unito) ha varato uno standard a livello europeo denominato Cosmos (Cosmetics Organic Standard) per unificare i diversi disciplinari fino ad oggi in uso.
Punti salienti del nuovo disciplinare, che presta grande attenzione all’intera filiera produttiva, sono:
- l’origine della materia prima, con la preferenza per gli ingredienti provenienti da agricoltura biologica e alle materie prime vegetali; la trasformazione degli ingredienti in modo da limitare l’impatto ambientale (prevalenza di processi fisici su quelli chimici);
- restrizione all’uso di ingredienti sintetici d’origine petrolifera; applicazione del «principio di precauzione» che implica il non utilizzo di un certo ingrediente finché adeguate prove scientifiche non lo ritengano sicuro e quindi, ovviamente, il divieto di utilizzare nano particelle, ogm e processi di irradiazione;
- utilizzo di imballaggi a ridotto impatto ambientale;
Critiche nei confronti del nuovo standard Cosmos per la mancanza di precisione e la presenza di numerosi punti contraddittori sono arrivate da diverse aziende storiche dell’ecocosmesi, tra cui Weleda, che ha ritenuto opportuno abbandonare il vecchio disciplinare Bdih, per definirne uno nuovo, più restrittivo.
«Per essere considerato biologico, un cosmetico dovrebbe contenere il 95% di sostanze naturali provenienti da coltivazione bio o da raccolta spontanea certificata» precisa Viviana Pepe, portavoce di Weleda Italia. «Da questo punto di vista Cosmos è molto accomodante: è sufficiente che nel cosmetico ci sia il 20% di materie prime certificate per essere definito biologico e anche la prospettiva di portare tale limite al 50% nei prossimi anni non è certo confortante».
«Un altro appunto rivolto al nuovo disciplinare» aggiunge Pepe «è la scarsa attenzione all’eventuale tossicità del processo di produzione o trasformazione delle materie prime e l’assenza di ogni riferimento all’impiego di ingredienti provenienti dal circuito del commercio equo e solidale»....
Sempre nell'articolo:
>> Oltre 2000 Cosmetici Bio
>> Uno standard ancora per pochi
>> Quello che non ci deve essere. La lista nera con la descrizione dettagliata degli ingredienti nocivi per l'uomo e l'ambiente :
- Tensioattivi etossilati
- PEG e PPG
- Derivati del petrolio
- Siliconi
- Polimeri sintetici
- MEA, DEA, TEA (mono-, di- etriethanolamine)
- Derivati di animali morti
- Conservanti
- Antiossidanti
- Battericidi
- Sequestranti
- Coloranti
- Profumi e aromi sintetici
>> Box: Come leggere l’etichetta
La versione completa dell'articolo è disponibile nel numero di Settembre 2009 di Terra Nuova.
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