Proteggere gli occhi dalle radiazioni dannose è importante, ma non dimentichiamo che la nostra percezione della luce aiuta il cervello ad innescare il processo naturale di autodifesa dell’organismo nei confronti del sole. Un processo che gli occhiali scuri possono «ingannare».
Ci sono persone, come il sottoscritto, che con gli occhiali da sole hanno lottato per anni. Una forma di resistenza motivata un po’ dal fastidio di portarseli appresso, ma anche dall’idea che il corpo abbia una capacità naturale di relazionarsi con la luce. È colpa del buco nell’ozono? Dell’esposizione continua al monitor? Fatto sta che questa battaglia quest’anno è stata persa. I miei occhi hanno detto no!
«Il principio del non viziare troppo gli occhi può essere anche giusto» è la voce rassicurante di Maddalena Di Nardo, ottica e optometrista olistica dell’Antica Occhialeria di Firenze. «Il problema è che per tutta una serie di deficit organici, siamo diventati molto più sensibili alla luce. La nostra pupilla tende a chiudersi sempre meno, perché è diventata troppo rigida. In generale viviamo in una situazione molto yin».
In presenza di luce intensa, l’occhio provvede già alla propria difesa con il restringimento delle palpebre, la restrizione della pupilla, la schermatura del cristallino e dei pigmenti della retina, ma con l’esposizione prolungata, considerato il deterioramento fisico e genetico che stiamo vivendo, si può andare incontro a diversi problemi. In particolare, mentre la retina è molto sensibile al danno provocato dalla cosiddetta luce blu (400-500 nm), il cristallino può subire danni, con opacità e cataratta, anche con raggi ultravioletti inferiori (300-400 nm). I disturbi vanno dalle semplici congiuntiviti a più gravi fenomeni di degenerazione maculare.
Una scelta oculata
A cosa servono gli occhiali? A farsi belli? A darsi un tono? A nascondere gli occhi insieme alle emozioni che ci attraversano? Non è affatto banale ricordare che gli occhiali da sole hanno la funzione primaria di proteggere l’occhio dalle radiazioni solari, in particolare dai raggi ultravioletti e da quelli viola-blu. Le normative dell’Unione europea nel descrivere i requisiti di qualità di quello che definisce un «dispositivo di protezione individuale» sono piuttosto chiare: «gli occhiali da sole devono prevenire gli effetti acuti o cronici delle sorgenti di radiazioni non ionizzanti sull’occhio, assorbendo o riflettendo la maggior parte dell’energia irradiata nelle lunghezze d’onda nocive, senza perciò alterare in modo eccessivo la trasmissione della parte non nociva dello spettro visibile (400-700 nm circa), la percezione dei contrasti e la distinzione dei colori».
In pratica un buon occhiale da sole deve essere in grado di eliminare le radiazioni dannose, diminuire l’abbagliamento e mantenere una corretta percezione cromatica. Se una sola di queste tre caratteristiche viene a mancare, l’occhiale in questione potrebbe addirittura essere dannoso. Questa considerazione, ovviamente, scoraggia l’acquisto di occhiali a buon mercato, presso le bancarelle. Ma come si fa ad acquistare un buon paio di occhiali senza doverci rimettere un occhio della testa? Invece di guardare alle montature griffate o di tendenza, potremmo concentrarci principalmente sulla qualità delle lenti, che sono la componente più importante.
La qualità della lente
Se andiamo in un negozio di ottica, tra le indicazioni obbligatorie nella nota informativa troviamo la classe ottica (1° o 2°, in base alla qualità ottica della lente), ma non ci possiamo certo fermare qui, perché i fattori di scelta sono estremamente variabili in funzione del soggetto e degli usi specifici che se ne fanno. Detto questo, la lente perfetta per tutte le situazioni forse non esiste. Una lente di categoria 4 ad esempio offre uno schermo pressoché totale (100%) di raggi UV ed è indicata all’esposizione di luci intense, come quelle delle cime innevate, o al riverbero da spiaggia. Ebbene, questa lente sarà difficilmente idonea, se non addirittura pericolosa per la guida.
«Generalmente consiglio di restare intorno al 50% di protezione dai raggi ultravioletti» spiega Maddalena Di Nardo, che adduce anche un altro tipo di motivazione. «La percezione della luce è importante, perché aiuta il cervello ad innescare il processo naturale di autodifesa dell’organismo nei confronti del sole. In sostanza viene attivata una ghiandola che secerne il pigmento della melatonina». Ciò significa che gli occhiali da sole con una protezione troppo alta potrebbero falsare i segnali luminosi che giungono al nostro cervello, inducendolo a produrre meno melanina nel nostro organismo, una conclusione confermata da una ricerca inglese pubblicata due anni fa sul Journal of Investigative Dermatology.
Fotorecettori
È della stessa opinione Laura Canepa, ortottista – assistente in oftalmologia di Genova, esperta di terapie e metodi rieducativi della vista. «Il sole e la luce ci servono così come servono alle piante» spiega. «La luce solare stimola produzioni ormonali endocrine, funzionali al bioritmo dei ritmi circadiani. Gli occhiali possono essere indispensabili nelle situazioni di prolungata esposizione, come nelle ore più calde o in situazioni di forte riverbero: sulla neve, in barca o alla guida. Ma se facciamo un uso indiscriminato delle lenti da sole, impediamo al nostro sistema visivo di accogliere la luce con tutte le informazioni e i messaggi che contiene. Rinunceremmo ad un vero e proprio nutrimento, con informazioni utili per il nostro sistema nervoso. Chi inforca sempre gli occhiali da sole non aiuta i fotorecettori retinici a rimanere elastici. Se invece ci troviamo ad arricciare le palpebre e strizzare continuamente gli occhi, allora è il caso di proteggersi. Riguardo alle scelte sul colore, i miopi vedono meglio su una tonalità che va sul marrone-grigio e gli ipermetropi sui grigio-verdi, mentre le lenti colore fumo vanno bene per tutti. Altre colorazioni sono sconsigliate, indicate per usi più specifici.
Attenzione ai bambini
Infine una raccomandazione per i più piccoli. «Il bambino che gioca sulla spiaggia con gli occhiali da sole non allena i fotorecettori e diventerà sempre più dipendente» sostiene Laura Canepa. Un’opinione condivisa anche da Maddelena Di Nardo, che incalza con qualche suggerimento: «Non abituiamoli da subito con gli occhiali, meglio un cappellino con la visiera. E poi attenzione al consumo eccessivo di zucchero bianco: meglio escluderlo del tutto, perché aumenta la sensibilità alla luce. Si può sostituire con zucchero di canna, o ancora meglio con malto di cereali». Tra gli altri consigli alimentari raccomandati dalla nostra optometrista olistica, una dieta a base di cereali, legumi, con poche proteine di origine animale. Fondamentale il consumo frutta e verdura di stagione, ricche di vitamina A, in particolare sì a carote e mirtilli.
Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Luglio-Agosto 2009 disponibile anche nella versione eBook.
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