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Riduzione CO2: l’auto non fa la sua parte
22/06/2009 - F.G.
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(2959 letture)
Tra il 1990 e il 2005, mentre nei vari settori produttivi è stata registrata una diminuzione media di emissioni del 9%, il settore auto le ha aumentate del 32%: come mai? E noi, come singoli cittadini, possiamo fare qualcosa? La risposta è sì: ecco l’esperienza dell’associazione «Terra!».

L’Unione europea si è impegnata nel 2007 a ridurre progressivamente le emissioni di gas serra con l’obiettivo di arrivare al 20-30% in meno entro il 2020, in ottemperanza alle richieste del Protocollo di Kyoto.
Tali riduzioni si possono ottenere solo con strategie articolate e che considerino il problema nella sua complessità; quello che è certo, però, è che nel decennio 1997-2007 il settore che ha registrato i risultati più sconfortanti, al punto da mettere pesantemente in discussione la capacità europea di raggiungere gli obiettivi di Kyoto, è quello dell’auto.

Tra il 1990 e il 2005, mentre in media gli altri settori industriali hanno ridotto le loro emissioni del 9%, il settore auto le ha aumentate del 32%. Già dal 1995 una comunicazione formale non vincolante della Commissione europea fissava l’obiettivo di emissione di CO2 a 120 g/km, entro il 2005. Come è stato allora possibile non solo non rispettare questi obiettivi, ma addirittura moltiplicare le emissioni? La risposta va cercata nell’incapacità dell’Ue di costringere i produttori a orientare seriamente le proprie scelte verso determinati obiettivi. Nel 1998, la Acea, federazione europea dell’industria automobilistica, si impegnò spontaneamente a ridurre le emissioni delle nuove auto a 140 g/km in un decennio. La riuscita di questa abile mossa politica, frutto di un’azione di lobby transnazionale che ha coinvolto i maggiori paesi produttori di automobili, ha di fatto congelato la formulazione di una specifica normativa in merito, e parallelamente, ha portato negli anni l’Unione europea ad accordare dilazioni agli obiettivi, tramite due riformulazioni degli stessi (nel 1996, nel 1998) e persino un ridimensionamento dell’obiettivo del 2012 – che è stato alzato da 120 a 130 g/km (nel 2007). Ormai, del resto, possiamo affermare che anche questo parametro «scontato» è ancora ampiamente superato (attualmente la media è di 158 g/km).

Guerrilla marketing
Di fronte a questo problema l’associazione ambientalista «Terra!» ha lanciato la campagna «CO2 Auto», assieme a una rete di undici associazioni ambientaliste europee coordinate da Friends of the Earth Europe, per denunciare e affrontare l’inefficienza energetica nel settore dell’auto, prevedendo come obiettivo quello di influenzare l’approvazione della legge europea in materia. La tattica usata per sollevare il problema  è stata quella del guerrilla marketing attraverso casi vistosi, quali l’iniziativa di collocare maschere antigas e cartelli stradali alle 150 statue storiche di Roma, per protestare contro le emissioni di CO2 e i gas serra (l’azione è stata poi replicata a Genova e Padova), o «vietare» l’accesso alle Ztl dei centri storici di Roma, Firenze e Milano apponendo ai varchi cartelli tipo «Vietato respirare» o «Vietato l’accesso ai SUV»...............

Sempre nell'articolo:

>> Meno SUV, più utilitarie
>> Denuncia la pubblicità!
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La versione completa dell'articole è disponibile nel numero di Giugno 2009 di Terra Nuova.

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