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Ecomafia: un affare da 20,5 miliardi
07/05/2009 - C.B.
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Un'edizione dei record. Arriva- puntuale a fare i conti in tasca alla malavita che si arricchisce con l'ambiente- il dossier di Legambiente sull'ecomafia.

Un tesoretto da 20,5 miliardi- quello intascato- che non conosce crisi. Anzi. In questo caso parlano i numeri: 25.776 gli ecoreati accertati; 31 milioni le tonnellate di rifiuti speciali (come una montagna alta 3.100 metri) spariti nel nulla; 28mila le nuove case abusive e 258 i clan censiti. E ancora: crescono le aggressioni al patrimonio culturale, il racket degli animali e le agromafie. Ben 25.776 ecoreati accertati, quasi 71 al giorno, 3 ogni ora. Circa metà dei quali (più del 48%) si è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), il resto si spalma democraticamente su tutto il territorio nazionale. Il 2008 è l'anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, ben 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro. Tutti soldi sporchi accumulati avvelenando l'ambiente e i cittadini. La montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla "Rifiuti Spa" in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri, quasi quanto l'Etna. Non è mai stata così alta. Anche l'abusivismo edilizio non conosce tregua: 28 mila nuove case illegali e un'infinità di reati urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio. E poi il saccheggio del patrimonio culturale, boschivo, idrico, agricolo e faunistico. Tutto per un totale di 20,5 miliardi di euro: guadagni enormi alla faccia della crisi economica in atto. Impressionanti i numeri dell'Italia sfregiata dal malaffare nella foto puntuale del rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, presentato oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato tra gli altri Sebastiano Venneri, responsabile Osservatorio ambiente e legalità Legambiente, il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, il vicepresidente della commissione Antimafia Fabio Granata, il presidente della commissione sul Ciclo dei rifiuti Gaetano Pecorella, il responsabile Ambiente del Pd Ermete Realacci, Enrico Fontana del direttivo Legambiente e Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente. Dal dossier, in positivo emerge la maggiore efficacia degli interventi repressivi da parte delle Forze dell'ordine. Aumentano gli arresti, passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 (+13,3%) e i sequestri: dai 9.074 del 2007 ai 9.676 dello scorso anno (+6,6%), mentre diminuiscono il numero di reati ambientali (dai 30.124 del 2007 ai 25.766 del 2008), a causa, soprattutto della tendenza da parte delle Forze dell'ordine a concentrare le attività investigative sui reati di maggiore gravità, tali da determinare provvedimenti e interventi repressivi più severi, come l'arresto e il sequestro appunto. Il fatturato totale dell'ecomafia non è mai stato così alto ed è cresciuto a livelli record proprio nell'anno più nero per l'economia mondiale- ha dichiarato il responsabile dell'Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente, Sebastiano Venneri- "segno che il business degli ecomafiosi non conosce congiunture sfavorevoli e che quindi è necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per combattere chi lucra avvelenando l'ambiente e mettendo a rischio la salute dei cittadini. Speriamo quindi, vista la disponibilità mostrata da numerosi rappresentanti di entrambi gli schieramenti politici, che questo sia finalmente il momento giusto per inserire i reati contro l'ambiente nel codice penale e per confermare la possibilità, per le Forze dell'ordine, di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini contro gli ecomafiosi. Tutte le operazioni raccontate in questo rapporto infatti, difficilmente avrebbero potuto concludersi con successo senza l'uso di questo insostituibile strumento d'indagine". La criminalità organizzata "ha esteso i propri tentacoli in tutto il paese e ha avviato redditizie attività in molte aree del Nord Italia- aggiunge il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza- lo ha reso evidente un arresto che ha fatto scalpore, quello di Mario Chiesa, già protagonista di Tangentopoli, ora impegnato nel redditizio business del traffico dei rifiuti, realizzato con la collaborazione di insospettabili 'colletti bianchi': imprenditori, faccendieri e dipendenti pubblici corrotti. Le mafie si infiltrano quindi in tutti i settori economicamente vantaggiosi ed è per questo che abbiamo voluto istituire l'Osservatorio Ambiente e legalità in Abruzzo, per vigilare affinchè la ricostruzione post terremoto non diventi l'ennesima occasione per fare vantaggiosi affari sporchi e pericolosi ai danni dei cittadini e dell'ambiente". In vetta alla classifica dell'illegalità ambientale in questo settore si piazza saldamente la Campania con 573 infrazioni accertate (il 14,7% sul totale nazionale) e ben 63 arresti nel corso dell'ultimo anno. Al secondo posto si piazza la Puglia con 355 infrazioni accertate, 416 denunce, 271 sequestri, e 15 arresti. Al terzo posto la Calabria (293 infrazioni, 238 denunce, 567 sequestri), seguita dal Lazio con 291 reati, 358 denunce, 172 sequestri e ben 11 arresti. Il Piemonte- spiega ancora il report di Legambiente- è diventata la prima regione del Nord per numero di reati accertati, incidendo per il 6,5% sul totale nazionale. Ma è la Campania la regione dei record: secondo i dati dell'Arpa, sono 2.551 i siti da bonificare tra discariche, zone di abbandono incontrollato di rifiuti o sversamenti di residui industriali. Negli ultimi tre anni, si ipotizza siano stati smaltiti illegalmente in tutta la regione circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni specie, che tradotti in camion significano 520 mila tir che hanno attraversato mezza Italia per concludere i rispettivi tragitti nelle campagne napoletane, nell'entroterra salernitano, nelle discariche abusive del casertano o ancora, più recentemente, nei terreni scavati per l'occasione nel beneventano e nell'avellinese.  A livello nazionale invece, i reati commessi sul fronte rifiuti, nel 2008 sono stati 3.911, quasi il 38% dei quali nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa; sono state denunciate 4.591 persone e sono stati effettuati 2.406 sequestri. Ma, soprattutto, ben 137 persone sono finite in manette. A testimonianza della crescita del business poi, crescono pure i paesi coinvolti nei traffici internazionali di rifiuti, che passano da 10 a 13 tra nazioni europee (5), asiatiche (5) e africane (3). Dal 2002, anno di entrata in vigore del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, salgono a 123 le operazioni giudiziarie portate a termine contro i "signori dei veleni", raggiunti da ben 798 ordinanze di custodia cautelare, con 2.328 persone denunciate e 564 aziende coinvolte. Un risultato straordinario che testimonia tutta l'efficacia di quello strumento normativo. Il lavoro per gli investigatori, del resto, non manca: la montagna di rifiuti speciali spariti nel nulla secondo l'ultimo censimento disponibile è la più alta di sempre: 3.100 metri con una base di tre ettari per un giro d'affari che raggiunge circa 7 miliardi di euro con un incremento significativo rispetto al 2007, quando i trafficanti si erano spartiti circa 4 miliardi e mezzo. Ben 31 milioni di tonnellate è infatti, il quantitativo di rifiuti industriali di cui è certa la produzione ma assolutamente ignota la destinazione finale. Tra i casi che hanno fatto scalpore nell'ultimo anno, l'indagine che ha svelato gli affari illeciti di Mario Chiesa (ex tangentopoli) in combutta con i "colletti bianchi": dipendenti pubblici corrotti e imprenditori d'assalto; l'ingresso del Piemonte e della Lombardia tra le regioni più coinvolte dai traffici illeciti e il fenomeno dell'interramento dei rifiuti industriali a Milano (6 ettari di bosco compromessi), come nelle cave dei cantieri per l'alta velocità ferroviaria nel parco del Ticino e in Calabria, dove le scorie della ex Pertusola Sud miscelate alle polveri dell'Ilva sono state utilizzate per costruire un aeroporto, l'acquedotto, le strade, le scuole.

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