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Il baratto è ancora un’utopia
09/04/2009 - Admin
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Cari Amici di Terra Nuova, sono un’abbonata recente ma già entusiasta della rivista e delle proposte. Sul numero di marzo ho trovato un interessante articolo di “decrescita” sul baratto e dopo aver letto con attenzione i dati forniti dall’autrice del pezzo relativamente alla formula online, mi sono iscritta a Zerorelativo, di cui si dice che è “il punto d’incontro forse più popolare per gli appassionati del baratto e del prestito gratuito e sicuramente il modo più veloce per scambiare un oggetto che non ci serve più”.

Da persona che non dà mai per scontato ciò che sente dire e che vuole informarsi e sperimentare personalmente ciò di cui si interessa, dopo un mese di frequentazione del sito posso dire che questa formula funziona forse solo per mettere in contatto persone che abitano in un raggio di chilometri ragionevole (stessa provincia). Come funziona? Ci si iscrive, ci si dota di un “avatar” personalizzabile e di un nickname come in mille altri siti e forum e si può cominciare la propria vita di “barter” (colui che scambia, termine per la verità assai carino). In modo non eccessivamente
complicato viene spiegato passo passo come mettere online il proprio prodotto da offrire, specificando se lo si vuole donare oppure scambiare con altri. Se un altro barter ci fa un’offerta e noi la accettiamo, sulla casella personale di posta ci arrivano i dati della persona a cui spedire il materiale. E qui cominciano i dolori tali per cui ho deciso assolutamente di interrompere la mia esperienza. Innanzitutto un regolamento molto discutibile (gliel’ho fatto notare) pretende che a prendersi carico della spedizione sia chi OFFRE. Se si seguissero i suggerimenti dello staff, che consiglia la modalità di paccocelere per la tracciabilità (9 euro quando va bene) credo salti agli occhi a tutti la anti-economicità di questa cosa.
Secondo punto dolente è la diffcoltà di scambiare cose diverse dello stesso valore, così come richiesto da molti barter. Così una ragazza offre una borsa dicendo che l’ha pagata 210 euro. Sinceramente non credo di avere nulla in casa di cui disfarmi per un valore del genere... Terzo e ultimo ma non meno pesante punto è la poca affidabilità degli iscritti. Pronti a darti un “feedback” negativo se per caso gli chiedi di partecipare alle spese di spedizione (come è successo a me! E mi hanno accusata di avere chiesto un rimborso, da me mai preteso), ma assolutamente incapaci di scriverti anche solo “grazie” quando gli arriva quello che hai spedito (a spese tutte e solo tue).  Un paio di scambi sono finiti bene, ma l’impressione generale non è stata buona.
Lo staff risponde subito ed è un punto a favore, ma in realtà non tutela minimamente gli iscritti. E sostiene lo scambio senza spedizione. Peccato che io abiti in una regione dove non esiste un solo iscritto...  Ne deduco che la strada è ancora molto lunga, e che la gente deve cambiare mentalità prima ancora del modo di fare.
Grazie per l’attenzione.
Ilde Menis (Tarcento)

Cara Barter,
Zerorelativo offre un servizio che mette in comunicazione gli utenti (barter) che vogliono barattare, donare o prestare i propri oggetti. Per iscriversi e utilizzare zerorelativo non si paga nulla.
Quello che tu chiami “regolamento” sono delle linee guida che diamo al fine di orientare i barter nelle transazioni.
Le nostre condizioni dicono che i barter devono prendersi carico delle spese di spedizione degli oggetti, ma servono a dare una condizione di massima agli utenti, se non diversamente specificato nell'annuncio. Nelle "domande frequenti", grazie alla segnalazione che ci avevi inviato all'interno del sito, abbiamo provveduto a rendere più chiaro questo aspetto come abbiamo sempre fatto grazie alla collaborazione e alle critiche costruttive degli utenti.
I nostri consigli tentano di indicare ai barter le vie più sicure da seguire. Ma sono, appunto, consigli. Non guadagnamo nulla dalle spedizioni e non siamo pagati dalle poste italiane perché avvengano in paccocelere o con altre modalità. Riteniamo semplicemente che le nostre  indicazioni possano essere d'aiuto. Tutto qua. E se non lo sono ancora abbastanza le miglioreremo.
La tutela agli iscritti che noi possiamo offrire, è quella di fornire informazioni e suggerimenti sulle pratiche più corrette da addottare e tentare di scoraggiare, come abbiamo sempre fatto, comportamenti "furbetti".
Secondo punto che tu dici è la difficoltà di scambiare cose di diverso valore. E' il baratto, con i suoi pregi, di cui abbiamo spesso discusso, e i suoi difetti. I valori in euro indicati dai barter, se vogliono, servono a fornire una base per poter procedere con offerte congrue, ciò non toglie, come noi ripetiamo spesso, che si possano offrire oggetti anche di valore diverso. Le offerte possono essere liberamente accettate o rifiutate.
Per quello che riguarda la maluducazione racconto un piccolo episodio. L'altro giorno ero in stazione e ho aperto la porta d'ingresso ad una mamma, con il bambino in una mano e le borse nell'altra. Oltre a non aver ricevuto un grazie non ho neppure ricevuto uno sguardo di ringraziamento, e mi dovrei stupire? La vita reale, come quella “virtuale”, è questa. Invece di pretendere educazione dagli altri tento io di offrirne. Se mi ritrovassi in quella situazione farei esattamente lo stesso.
Infine la regione. Ormai tutte le regioni italiane sono coperte, può capitare, come nel tuo caso, che nella tua provincia non ci siano inserzioni attive. Come ti avevamo suggerito nella pagina di aiuto rispondendo a questa tua obiezione, puoi tranquillamente iniziare tu. Aspettare gli altri? Sinceramente mi sembra un atteggiamento comodo. Se ti piace il nostro progetto aiutaci a coinvolgere i barter della tua zona, magari i tuoi annunci possono essere l'invito a "rompere" gli indugi.
 Io non credo che i cambiamenti avvengano quando “gli altri” cambiano mentalità, ma quando noi stessi ci sforziamo a cambiare la nostra. Lo dici tu, un paio di scambi sono finiti bene. Io dico che sono quelli che contano. E' così utopistico?
Paolo Severi
www.zerorelativo.it

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