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L’utopia della semplicità
12/02/2009 - F.G.
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Intervista a Cecile Andrews, autrice di "The Circle of simplicity", un libro diventato molto popolare negli Usa e che ha profondamente ispirato il movimento della semplicità volontaria: versione a stelle e strisce della nostra Decrescita Felice.

La semplicità volontaria, un movimento nato in sordina a Seattle nei primi anni Ottanta in reazione al materialismo propugnato dalla presidenza Reagan, sta lentamente conquistando fasce sempre più ampie di popolazione.

Abbiamo intervistato Cecile Andrews, autrice di The Circle of simplicity, diventato in poco tempo una sorta di Bibbia per i seguaci del movimento.

Il libro è un invito a ritrovare uno stile di vita soddisfacente e gioioso attraverso l’eliminazione di gran parte delle cianfrusaglie e dei fattori di distrazione che affollano i nostri giorni. Allo stesso tempo è un grande stimolo a ricercare il valore del rallentare, come modo per trovare il tempo per riconnettersi alla comunità.

Cecile, in cosa consiste quello che qualcuno chiama il «Nuovo sogno americano»?
Si tratta di un movimento alla base el quale stanno la critica ed il rifiuto della società consumistica, e per contro la promozione di una cultura di relazione e rapporti profondi tra gli esseri umani, e non solo.
Consumare significa distruggere,ingurgitare qualcosa così velocemente che non si riesce neppure a gustarlo. Promuovere una cultura della relazione e del rispetto, invece, significa essere consapevoli ed in armonia con se stessi, con gli altri, con la natura e con l’universo.

Nel tuo libro parli di semplicità volontaria. Come sei arrivata a questa idea?
La morte di mio padre, avvenuta quando avevo appena otto anni di età, è stata una grande lezione di vita. Ero troppo piccola perché potessi capirlo razionalmente, ma inconsciamente ho avvertito che non ha senso sprecare la nostra esistenza preoccupandoci solamente delle componenti materiali. Ciò che conta davvero sono le relazioni che creiamo con gli altri e il senso di pace e rispetto con il quale attraversiamo la nostra vita. Poi all’università sono stata influenzata dal pensiero di diversi autori, in particolare da Henry David Thoreau. Bisogna avere il coraggio di aprirsi al cambiamento e mettere in dubbio le verità preconfezionate che la società ci serve sul piatto...

La versione completa dell'articolo è disponibile nel numero di Febbraio 2009 - Terra Nuova.

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