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Un mondo d’illusioni
29/11/2005 - Admin
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L’adozione di una chiara legislazione sui cosmetici è da sempre stata osteggiata dai produttori ma anche i consumatori non hanno quasi mai espresso una netta volontà di essere tutelati fraintendendo probabilmente il fatto che alcuni prodotti cosmetici sono conosciuti ed usati da lungo tempo con l’idea che siano necessariamente non tossici.

a cura di Giorgio Petrucci

L’adozione di una chiara legislazione sui cosmetici è da sempre stata osteggiata dai produttori ma anche i consumatori non hanno quasi mai espresso una netta volontà di essere tutelati fraintendendo probabilmente il fatto che alcuni prodotti cosmetici sono conosciuti ed usati da lungo tempo con l’idea che siano necessariamente non tossici.
Inoltre per molto tempo è rimasto indefinito sia quali potessero essere considerati prodotti cosmetici e quali no, e quali sostanze potessero essere usate nella loro formulazione, evitando addirittura di fare una lista di sostanze che sicuramente non dovevano essere usate.
Ma, andiamo per ordine. Il dizionario Devoto Oli riporta come definizione di cosmetico: Sostanza o trattamento che serva a curare la bellezza e freschezza di un corpo    immettendo nella dicitura la parola cura che implicitamente può essere interpretata come una proprietà benefica del prodotto. In ultima analisi è importante notare come dietro ad un prodotto cosmetico in alcuni casi venga associata, anche involontariamente, l’idea di una sostanza con proprietà medicamentose che invece non ha. Questo equivoco è spesso usato dalla pubblicità che, oltre ad esaltare i benefici e le virtù del preparato, associa spesso ad esso attori in camice bianco che dovrebbero avvalorare, con l’aura da esperto, affermazioni che non hanno un minimo di valore scientifico se non suffragate da fatti più consistenti.
Anche affermazioni in cui fantomatiche associazioni di medici o dentisti affermano la bontà di un prodotto è profondamente scorretta perché se realmente queste sostanze avessero proprietà terapeutiche sarebbero vendute come medicinali e non come cosmetici.

Un mondo d’illusioni

Indubbiamente di equivoci è lastricata la strada dei prodotti cosmetici, ma, anche di promesse non mantenute di necessità di sentirsi belli fuori, di essere più accettati, di sentirsi parte di un gruppo, fino all’esorcizzazione dell’inconfessata paura ancestrale del decadimento fisico e della morte.
Questo equivoco parte da molto lontano. E’ Aristotele che per primo affermò che l’aspetto esteriore è lo specchio dell’anima, condannando così per sempre i brutti ad essere anche cattivi.
Ma anche il concetto di bello e di brutto cambia nel corso dei secoli e si passa dalle donne statuarie ed un po’ algide del Bronzino al modello della matrona in carne rubiconda ed un po’ paonazza del Rubens fino Alla bellezza neoclassica ed un po’ distaccata del Canova, alla donna irreale sensuale e quasi ammiccante di Klimt e Macha.
Ma anche lo stereotipo del modello maschile cambia in fretta e la persona con grandi barbe e baffi che nell’ottocento veniva associata a impero economico o nobiltà o cultura ora è invece identificata col barbone o col talebano e nessuna persona importante adotterebbe un look di questo tipo, la forza fisica era associata ad un petto villoso. Al giorno d’oggi, all’uomo considerato bello, che sia mascolino oppure no, non è concesso neanche un pelo.
Anche il cinema non è da meno; il buono ed il cattivo spesso si riconoscono dall’aspetto prima ancora che dalle azioni.
Il pensiero aristotelico ha talmente condizionato la nostra vita che siamo pronti ad essere sottoposti ad immani torture pur di avere un seno più vistoso o qualche ruga in meno e tutto questo per sentirci a posto, prima di tutto con noi stessi, e poi con gli altri pensando che con qualche colpo di bisturi si possa mondare anche qualche paura della nostra anima.
In questo grande mercato dell’illusione s’inseriscono anche i prodotti cosmetici promettendo quello che sanno di non poter mantenere.

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